Le fritture e il colesterolo
La conseguenza della frittura sul peso corporeo è l’ultima fesseria di cui preoccuparsi. Le calorie non c’entrano niente. A parità di quantità, l’olio, o lo metti a crudo o lo cuoci, non cambia le sue calorie. Il vero problema è che la frittura (gestita male) scatena una cascata infiammatoria che va a danneggiare l’endotelio dei vasi.
Cosa vuol dire “gestita male”? Vuol dire soprattutto fatta con oli ricchi di grassi polinsaturi (es. di semi).
In che modo il vaso viene danneggiato? Si innesca un processo che genera composti tossici e radicali liberi.
Questo è il motivo per cui un alimento come le patatine fritte del commercio (colesterolo assente) è molto più aterogeno di un alimento ricco di colesterolo come la carne.
Mi sembra superfluo sottolineare che le patatine sono solo un esempio. Ci sono tantissimi altri alimenti che possono arrecare lo stesso tipo di danno: biscotti con cui si fa colazione tutte le mattine, cornetti mascherati da bio/vegan/integrali, würstel, cordon bleu e filetti impanati prefritti e poi rifritti considerati come secondi al pari di carne e pesce… Ma anche le "semplici" fritture da ristorante.
I composti tossici e i radicali liberi che si liberano dall’alimento fritto svolgono un danno particolare: vanno a depauperare l’ossido nitrico, il principale protettore dei vasi. In questo modo il vaso diventa più vulnerabile e più suscettibile di lesioni.
Le lesioni del vaso sono il vero movens dell’aterogenesi, perché dentro quelle lesioni vanno a migrare le LDL, che danno inizio al processo aterogeno, con la formazione della placca e nel tempo la manifestazione di un possibile evento cardiovascolare.
La placca non parte mai da un eccesso di colesterolo nel sangue, ma sempre da un endotelio che ha perso la sua integrità a causa di questi insulti biochimici quotidiani.








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