hs-PCR

 

Il vero pericolo per l'aterosclerosi non è il colesterolo ma lo stato infiammatorio dei vasi.

 

Come si riconosce lo stato infiammatorio?

 

Il metodo più comune è la Proteina C-Reattiva (PCR), la proteina rilasciata dal fegato in seguito appunto a infiammazione sistemica.

 

 

Non la PCR standard, perché quella è progettata per identificare l'infiammazione macroscopica acuta (infezioni, traumi, infarti, miocarditi, riacutizzazioni di malattie autoimmuni come l'artrite reumatoide). Non è in grado di riconoscere l'infiammazione di basso grado che può causare nel tempo un evento cardiocircolatorio.

Serve quella ad alta sensibilità (hs-PCR), che scende invece a livelli molto più bassi. E l'infiammazione che genera l'aterogenesi e la destabilizzazione della placca non è una tempesta citochinica acuta, ma appunto un'infiammazione cronica di basso grado.

 

 

Dunque, la PCR è utile dopo un evento; la hs-PCR invece va bene in chiave di prevenzione, intercetta un possibile danno futuro in persone apparentemente sane.

 

C’è però una limitazione. Proprio perché la hs-PCR è estremamente sensibile, risente anche di piccoli insulti acuti: un raffreddore o un allenamento molto intenso possono farla schizzare. Per questa ragione, o fate l’esame in condizioni di assoluta salute e riposo (almeno 3-4 giorni) oppure, se il primo prelievo mostra un valore superiore a 3, occorre un’altra misurazione a distanza di 2 settimane.

 

 

È lo stato infiammatorio del vaso a definire la gravità della condizione. 

 

E cos’è che infiamma i vasi?

 

Grasso viscerale: non è solo un deposito di grasso, ma un vero e proprio organo endocrino disfunzionale. Secerne costantemente citochine infiammatorie (come TNF-alfa, IL-6 e leptina) che viaggiano nel sangue e infiammano tutti i vasi del corpo. È la causa primaria dell'infiammazione cronica di basso grado.

 

Iperglicemia e AGEs (prodotti di glicazione avanzata): il glucosio costantemente alto nel sangue si lega alle proteine della parete dei vasi (glicazione). Questo processo danneggia la struttura dell'endotelio e attiva una forte risposta infiammatoria cronica (motivo per cui i diabetici hanno un rischio cardiovascolare molto alto).

 

Ipertensione: la pressione alta crea uno stress meccanico continuo sulle pareti dei vasi.

 

Fumo: aumenta la produzione di radicali, che distruggono l'ossido nitrico (il protettore dei vasi) e infiammano direttamente le cellule endoteliali.

 

Fritture mal gestite: l'acroleina svolge lo stesso effetto delle sostanze presenti nel fumo di sigaretta.

 

 

Il lato subdolo è che l’infiammazione non fa “rumore”. Il danno avanza in silenzio per anni prima di slatentizzarsi. Quando alla fine si manifesta, la patologia non è altro che l’endotelio che riacquista la voce.

 

 

 

 

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